Netflix della cultura: a chi giova davvero?

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Posizioni contrastanti

Netflix della cultura è il nome dato ad un’ipotesi del ministro Franceschini di un piattaforma televisiva digitale a tema teatrale, concertistico, musicale tutta italiana.

Però, l’idea di offrire a tutto il mondo, naturalmente a pagamento, una programmazione del genere ha suscitato polemiche e prese di posizione contrastanti.

La stessa cosa è successa in occasione del tradizionale concertone romano del Primo Maggio.

L’edizione di quest’anno è stata realizzata in studio ed ha previsto una serie di collegamenti in diretta streaming da tutta Italia con esibizioni dal vivo, rigorosamente senza pubblico.

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Il palco del Concerto del Primo Maggio in streaming – 2020
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Il palco del Concerto del Primo Maggio dal vivo – 2015

fonte: https://www.primomaggio.net/

Come il Netflix della cultura, anche il concerto in streaming ha riscosso pareri negativi, e molti artisti, tecnici e appassionati di musica hanno dichiarato che avrebbero preferito un simbolico silenzio.

In realtà, la distribuzione della musica attraverso i canali digitali, in diretta o in differita, è una pratica diffusa da anni e attualmente sta diventando sempre più popolare.

Inoltre, già durante il lockdown, settimana dopo settimana, molti teatri hanno continuato ad intrattenere i loro spettatori mettendo online del materiale di repertorio fatto di spettacoli, dibattiti, reading.

Quindi, perché questa ostilità verso un concerto del Primo Maggio in streaming, o un ipotetico Netflix della Cultura?

Resistenza al nuovo o desiderio di autenticità?

Questa resistenza nasce soprattutto perché questo cambiamento tanto necessario quanto improvviso, ci sta chiedendo di:

  • percepire la realtà in un modo diverso,
  • mettere in discussione alcune abitudini,
  • allargare la nostra zona di comfort.

Naturalmente, entrando nel merito della questione, è innegabile che l’esperienza dal vivo sia tutta un’altra cosa.

Infatti, la presenza fisica ha un’autenticità e forza comunicativa che lo scambio di contenuti on-line del miglior Netflix della cultura non può avere.

Un cambiamento a cui ci siamo già abituati

Però è anche vero che dopo le prime perplessità, ci siamo abituati alle riunioni a distanza su Zoom o altre piattaforme simili, e ora ne sfruttiamo tutti i vantaggi.

Godiamo in pieno della flessibilità degli orari, del risparmio economico, o di alcune comodità come indossare le pantofole sotto la scrivania di casa o del nostro studio.

Anche il mondo della formazione ha beneficiato parecchio delle possibilità offerte dallo streaming.

Oltre ai corsi online che proliferano sulla rete già da tempo, negli ultimi tempi anche l’istruzione pubblica, si è appropriata del mezzo telematico, mettendosi al passo coi tempi.

Un’evoluzione inarrestabile

Il modo di comunicare si evolve con la tecnologia e la società, e rimanere ancorati a vecchi schemi, rifiutare il cambiamento è inutile, anzi controproducente.

Anche perché, già da qualche anno a questa parte, stiamo osservando un calo d’interesse del pubblico nei confronti di eventi a pagamento in teatri, musei e luoghi d’arte.

Quindi, questo ipotetico nuovo modo di vivere l’arte, il teatro, la musica, può essere un’occasione di crescita personale, relazionale e anche lavorativa.

Soprattutto perché richiederà nuove professionalità e offrirà nuove opportunità libere dalla più tradizionale formazione accademica.

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