FORMAZIONE

A chi giova davvero un Netflix della cultura?

Durante il lockdown degli ultimi mesi, per ovviare alla chiusura al pubblico, molti teatri hanno deciso di continuare ad intrattenere i loro spettatori mettendo online del materiale di repertorio fatto di spettacoli, dibattiti, reading.

Su questa traccia è anche l’ipotesi del ministro Franceschini di creare di una piattaforma digitale tutta italiana, una specie di Netflix della cultura, per offrire a tutto il mondo la nostra programmazione teatrale, concertistica, musicale, naturalmente a pagamento.

La sua idea ha però suscitato polemiche e prese di posizione contrastanti tra gli addetti ai lavori e non solo, un po’ come è successo in occasione del tradizionale concertone romano del Primo Maggio.

Infatti l’edizione di quest’anno è stata trasmesso in TV, dagli studi di Rai3 di via Teulada, alternando collegamenti in diretta con l’Auditorium Parco della Musica , e altre location sparse per l’Italia in cui gli artisti esibivano dal vivo, naturalmente senza pubblico.

Anche in questo caso, per alcuni artisti, e moltissimi tecnici, ed appassionati di musica sarebbe stato meglio un simbolico silenzio, nonostante la fruizione di musica attraverso i canali digitali, in diretta o in differita, sia sempre più comune.

Io credo che l’ostilità verso un concerto del Primo Maggio virtuale, o un ipotetico Netflix della Cultura, nasca soprattutto dal fatto che tutti i cambiamenti improvvisi mostrano un mondo di percepire e vivere la realtà, in un modo diverso, contrario alle abitudini, al di fuori della propria zona di comfort.

Entrando un po’ più nel merito della questione, è innegabile che l’esperienza dal vivo, con la presenza fisica di uno o più interlocutori, ha una forza comunicativa che lo scambio di contenuti on-line, per quanto efficacemente gestito, non può avere.

Contemporaneamente, dopo le prime perplessità, ci siamo abituati alle riunioni a distanza su Zoom o altre piattaforme simili, e ora ne sfruttiamo in pieno tutti i vantaggi: flessibilità degli orari, risparmio economico, o la possibilità di indossare le pantofole sotto la scrivania di casa o del nostro studio.

Anche il mondo della formazione ha beneficiato parecchio delle possibilità offerte dallo streaming. Oltre ai corsi online che proliferano sulla rete già da tempo, negli ultimi tempi anche l’istruzione pubblica, gioco forza, si è appropriata del mezzo telematico, mettendosi al passo coi tempi.

Quindi questo ipotetico nuovo modo di vivere l’arte, il teatro, la musica, è un’occasione di crescita personale, relazionale e anche lavorativa, perché richiederà nuove professionalità e offrirà nuove opportunità svincolate dalla più tradizionale formazione accademica.

Il modo di comunicare si evolve con la tecnologia e la società, e rimanere ancorati a vecchi schemi, rifiutare il cambiamento è inutile, anzi controproducente.

Anche perché, secondo un principio base del marketing, l’offerta di un servizio è secondaria all’intercettazione di un bisogno. E le statistiche, da qualche anno a questa parte, registrano un calo inesorabile dell’interesse del pubblico nei confronti di eventi a pagamento in teatri, musei e luoghi d’arte .

Categorie:FORMAZIONE, NEWS

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