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Giornata mondiale della salute mentale: questi 3 aspetti ti riguardano da vicino

Il dieci ottobre di ogni anno si celebra la Giornata mondiale della salute mentale, e oggi più che mai l’argomento riguarda tutti.

Infatti, secondo l’OMS, circa il 13% della popolazione mondiale ha un disturbo mentale. È un numero impressionante, accompagnato da una statistica ancora più spaventosa: ogni 40 secondi una persona si toglie la vita.

Naturalmente anche questa ricorrenza, come tutte le giornate mondiali, è nata con l’obiettivo di muovere fondi verso i conti correnti di dirigenti pubblici e privati di organizzazioni politiche, sanitarie e farmaceutiche.

Però è l’occasione per riflettere su almeno tre aspetti che riguardano anche te.

1) Il problema è più diffuso di quanto immagini

Infatti, un dilagante male di vivere affligge bambini, giovani, adulti e anziani di ogni classe sociale e località del mondo, manifestandosi in svariati modi.

Può essere quel vicino di casa sempre solo e silenzioso, che tutti definiscono strano. Oppure la persona nella macchina incolonnata davanti alla tua, un collega di lavoro, o un compagno di scuola di tuo figlio che un giorno, all’improvviso, potrebbe fare qualcosa che non ti saresti mai immaginato.

Forse anche tu ogni tanto ti senti triste, demotivato, o in preda a pensieri di rabbia verso te stesso o altre persone, e ti tieni tutto dentro mentre la vita continua a scorrerti intorno indifferente.

2) La salute mentale non è (solo) un problema sociale

L’imperativo di occasioni come le varie giornate mondiali è mettere al centro del dibattito pubblico questioni la cui soluzione, invece, parte innanzitutto dall’individuo, estendendosi concentricamente alla famiglia più stretta, all’ambiente di lavoro o alla scuola, e così via.

In realtà, soffermarsi troppo sull’aspetto sociale del problema è controproducente perché diffonde l’idea -sbagliata- che come singoli non possiamo fare nulla di davvero utile. Invece, è proprio nella sfera individuale che abbiamo più forza.

Inoltre, come accade spesso alle persone impegnate in altri temi sensibili come la pace tra i popoli, la violenza di genere, la fame nel mondo, cercare di risolvere il malessere degli altri è il modo più facile per sfuggire al proprio.

3) Puoi fare la tua parte, ed è più importante di quanto immagini

Molto spesso, per promuovere iniziative che riguardano un bene comune, i pubblicitari utilizzano slogan ispirati all’idea che tante gocce formano il mare. In realtà, anche se esprimono un concetto fondamentalmente vero, sminuiscono di molto la portata reale delle tue azioni.

Più una verità è grande, più ti fa sentire piccolo

Piuttosto che una goccia nel mare, tu puoi essere quel battito d’ali di una farfalla in Brasile che provoca un tornado in Texas (*).

Se ti stai chiedendo cosa puoi fare in concreto, per prima cosa comincia a ripulire il tuo linguaggio quotidiano da quelle espressioni che è assolutamente inappropriato usare con leggerezza, per esempio: “il mio collega è sempre depresso” , “questa cassiera è bipolare“, o il comunissimo “il mio vicino è pazzo“.

Pensaci: non ha alcun senso riferirsi con superficialità allo stato psicologico di persone emotivamente e mentalmente più fragili. Anzi, contribuisce ad alimentare il clima di censura e derisione che aggrava ulteriormente la condizione di chi ha queste difficoltà.

Per lo stesso motivo e a maggior ragione, se invece sei tu a sentirti inadeguato o strano, cerca di evitare di auto-infliggerti certe etichette, e considera la tua situazione come assolutamente risolvibile. Rivolgiti con coraggio e serenità ad un professionista. In molti casi la soluzione è più semplice di quanto pensi.


(*) Titolo di una conferenza del celebre scienziato Edward Lorenz sulla dipendenza sensibile alle condizioni iniziali, secondo cui piccole variazioni nelle condizioni iniziali, a lungo termine producono grandi variazioni nel sistema.

Categorie:NEWS, SVILUPPO

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